ORIGINE DEL NOME
La tradizione storiografica la identifica con l’antica Kalasarna o Kaliserna, di cui parla Strabone (VI, 254.1,3). il toponimo, di origine greca, sembra essere mutuato dalla pastorizia ivi praticata («Kaìòs-arnòs» = bell’agnello: terra dei begli agnelli) o dalla natura accidentata e ben difesa dalla sua posizione strategica («Kalòs-àrna» = bella roccaforte; o anche «Chalà-àrna»’ = rocca prominente). Al «castrum», in età normanna, venne dato il nome di «Terra della Campana», per la presenza, secondo la tradizione, di una grossa campana, posta nella torre civica, che serviva a chiamare a raccolta i campagnoli e dare l’allarme in caso di attacchi saraceni.
CENNI STORICI
Molti e di epoca diversa sono stati i ritrovamenti di materiale archeologico che vanno dai pochi oggetti dell’età del bronzo, provenienti da “Ronza vecchia”, ai vasi e cocci con residui di scene pittoriche o a fondo nero rinvenuti nella zona di Caprella, Cozzo del Leone, Cozzo del Morto. Ad epoca bruzia risale una tomba a lastroni recentemente venuta alla luce in c.da S. Marina, mentre di epoca romana è quella scoperta in c.da Pignataro, il cui corredo è ora esposto al Museo di Crotone. Una ricca collezione di ben 78 monete greche e romane di cui 16 non identificabili per il cattivo stato di conservazione, è stata rinvenuta nel 1934 in c.da Torracca ed è in parte (17 pezzi) fruibile nel Museo di Reggio Calabria.
Segni di civiltà rupestre con grotte intercomunicanti scavate nella roccia si notano inoltre in c.da Ornarito. Circondato da numerosi casali di agricoltori e pastori (Francavilla, S. Pietro, S. Iapico, S. Giovanni la Fontana, S. Lorenzo), di cui oggi restano solo le toponomastiche, Kaliserna divenne Campana probabilmente nel IX-X secolo, al tempo delle incursioni piratesche dei saraceni, che attraverso il Fiume Nicà (antico Hylias?) si spingevano nell’interno per le loro scorribande. Il pericolo pressante provocò certamente l’inurbamento di molti casalini verso il centro strategicamente meglio arroccato. In età normanna il nome di “Terra della Campana” designa il centro strategico fortificato o “Castrum”. Il nuovo toponimo «terra Campanae» si trova citato la prima volta nei Registri Angioini al tempo della sua infeudazione. Primo intestatario sembra essere stato il francese Biviano di Clarence, cui successe Guglielmo Enardi di Bayrano. Nel 1271-72, alla morte di quest'ultimo, la Curia lo concesse a Guglielmo Brunello, vice maresciallo del Regno di Napoli.
Dopo un breve periodo durante il quale il feudo fu di Muzio Matera, dal 1417 Campana lega la sua storia feudale alla contea di Cariati. Si susseguono come intestatari Polissena Ruffo, la sorella Covella, Marino Marzano. Tornata per poco al regio demanio, dal 1479 restò infeudata a Geronimo Riario (1479-82), Geronimo Sanseverino (1482-85). Nell'anno 1505 il feudo venne concesso a Giovambattista Spinelli «in remunerazione di sua fedeltà et servitù» alla casa aragonese. Gli Spinelli, a parte una parentesi nel 1534, tennero Campana fino al 1678, anno in cui Carlo Spinelli, fortemente indebitato, la cedette insieme a Bocchigliero al barone Alessandro Labonia di Rossano per 43.000 ducati.
Nel 1694 il feudo venne acquistato da Bartolo Sambiase, la cui famiglia lo mantenne col titolo di principe fino alle leggi eversive del 1806. Durante il decennio francese (1806-15) divenne capoluogo di circondario nel distretto di Rossano ed ebbe la Pretura col carcere mandamentale. Fu anche sede notarile fino a poco tempo addietro.
Dopo i terremoti del 1825 e 1836 si innescò il processo di sviluppo che diede al paese l’attuale configurazione urbanistica con la nascita dei nuovi popolosi rioni del Convento e di S. Croce e con la recente proiezione verso la Sila (zone Argutolo e S. Leonardo).
RISORSE STORICO ARTISTICHE
Suggestivo e di notevole interesse storico-artistico è, nella parte bassa, il Borgo Medioevale (rione Terra), al quale si accede tuttora dalla porta del Ponte, ben protetta dalla Torre dell’orologio, unica rimasta delle 5 antiche torri di difesa dell’abitato. Qui è la Chiesa Matrice, dedicata all’Assunta, la cui architettura, per quanto composita e non più originale per i continui rifacimenti, presenta ancora segni del gotico-normanno. Su uno degli archi del Campanile, a struttura quadrata con tamburo superiore ottagonale, fa buona vista la campana, ormai in disuso, che consacrò l’Unità d’Italia. Testimonianza medioevale sono ancora i resti dell’antica porta Trinità, attraversata verso il Fiume Nicà da una ripida massicciata, opera del sindaco Pietro Grano (1856-60). La chiesa di S.M. di Costantinopoli risale ai primi del 600 ad opera dell’omonima Confraternita, cui si deve la cura della processione dei misteri il venerdì santo. Più in alto sorge la settecentesca chiesa di S. Domenico, già appartenuta ai Domenicani, che vi si trasferirono tra il 600 e il 700 dal loro primo convento «extra moenia» di S. M. delle Grazie, fondato nel 1659. Soppresso nel 1811, l’ex convento divenne sede del Municipio, giustiziato di pace e carcere mandamentale. Dopo un periodo di totale abbandono, oggi, opportunamente rinnovato, l’ex convento è stato destinato a sede della Pretura. La facciata della Chiesa, che funziona da parrocchiale dai primi del 900, recentemente è stata arricchita del mosaico di S. Domenico. Di pregevole fattura il portale in pietra con tipici motivi ornamentali. Al 1661 risale l’ex convento di S. Antonio dei Riformati, anch’esso soppresso nel 1811 e poi concesso nel 1947 ad uso ospedale. La chiesa, invece, rinnovata nelle sue parti, è funzionante al culto. La storia sacra di Campana si completa con i due monasteri basiliani di epoca normanna, di cui restano i ruderi: S. Angelo Militino, fondato nel 1081, e S. Marina, di cui si ha notizia almeno fin dal 1167. Sono ancora da ricordare i due popolosi rioni del Casalicchio e Castello, sorti fuori della cinta muraria a partire dal sec. XVI-XVII, quando il rione Terra non poté più contenere la crescente popolazione.
PRODOTTI TIPICI
Prodotti tipici alimentari
“Filicata”, ricotta fresca conservata in giunchi di asfodelo; “Giuncata”, fresca e secca; ”Butirri”; “Sopressata” e salciccia conservata nell'olio d'oliva con peperoncino e finocchio; “Caciocavallo”; “Provola”; “Ricotta” caprina fresca e stagionata. Conserve di funghi porcini, olio ed olive, castagne al mosto cotto, fichi freschi all'agrodolce.
Prodotti tipici artigianali
Canestri di “rastucciu”, cioè di paglia, arricchiti con disegni sempre in paglia colorata in carminio, cobalto e verde smeraldo; prima si usavano colori naturali, ora solo quelli già pronti (i disegni sono: fiori, cavalli, volute). Piccoli oggetti in legno riproducenti arnesi per la lavorazione della lana; nivule, rocche, matassari, o anche oggetti per il camino come le ventaglie. Per la tessitura a mano è sopravvissuto qualche vecchio telaio, ma sempre per produzioni casalinghe.
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